Raimon de Miraval era un personaggio conosciuto presso la corte dei Trencavel, a Carcassonne. Più o meno intorno all’inizio del XIII secolo scrisse questa canzone:
Pauc val qui non es enveios
E qui non desira-l plus car
E qui no s’entremet d’amar
Greu pot esser gaillartz ni pros
Que d’amor ven gaugz e ven bes
E per amor es hom cortes …
(Colui che non sa amare vale poco, perché chi non accoglie l’amore non può essere coraggioso né cavaliere. Dall’amore provengono il bene e la gioia. L’amore fa l’uomo cortese...)
Qualunque traduzione è inadeguata. Quando si parla di amore cortese – ‘amor cortes’ o l’amour courtois in francese – si perde molto del senso primigenio di questo concetto. Al di sotto giacciono strati spessi e densi di sensibilità e riservatezza – in altre parole, civiltà – che dall’originale si perdono...
In questo periodo, nel sudovest della Francia, gli abitanti delle città erano uomini liberi. Assemblee di cittadini eletti liberamente si occupavano dell’amministrazione e della gestione delle strade, della giustizia, della difesa e via dicendo. Le periferie si espandevano intorno ai villaggi fortificati e alle città più grandi.
Questi centri abitati erano visitati da teatranti girovaghi, menestrelli, poeti e trovatori, bestie addomesticate o in cattività – come gli orsi al guinzaglio – e rarità zoologiche. Spesso questi artisti itineranti intrattenevano il Signore e la sua corte.
La vita di corte si svolgeva sotto il segno della ‘cortesia’. Il coraggio nel combattimento – sia nelle giostre che nell’allenamento e nella guerra – era fondamentale. Ma erano la civiltà, il comportamento educato e il senso dell’umorismo i requisiti principali per poter chiedere a una dama il permesso di parlarle o sedersi accanto.
Una volta che il cavaliere fosse riuscito a conquistare il cuore di una dama, con tutta probabilità il passo successivo sarebbe stato quello di ascoltare Raimon de Miraval cantare del ‘fin amor’ – l’amore cortese.
Nei campi intorno ai villaggi, una sapiente politica agricola produceva un surplus di beni, merci che o venivano messe da parte per i rigidi inverni, o venivano scambiate con gente appartenente a territori, culture e soprattutto religioni diverse.
In questo panorama i tolleranti e pragmatici preti della Chiesa Catara – i perfetti – predicavano la salvezza per tutti gli uomini...